Che cos'è il SUB-OHM?

Semplicemente svapare con testine con valori di resistenza inferiori ad 1.0 ohm.

E per spiegare correttamente, è utile riepilogare un paio di concetti base sulle testine.

La resistenza: senza esporre spiegazioni troppo scientifiche o complesse, la temperatura del vapore generato è direttamente proporzionale al voltaggio erogato, e le testine con valori di resistenza più elevati hanno necessità di voltaggi più alti per poter erogare vapore rispetto a testine con valori di resistenza più bassa, tant’è che tra le testine a vapore più “caldo” ci sono le Innokin per i30 con valori di resistenza di 2.1 ohm, mentre le testine da 1.2 ohm che equipaggiano il GS Air hanno una maggior predisposizione a “lavorare” a voltaggi più bassi.

Ed occorre anche sottolineare il tipo di costruzione della testina, se singola o doppia bobina: le testine monobobina tendono a lavorare meglio anche a voltaggi bassi mentre le dual coil (che in realtà spesso sono costituite da due coil in parallelo identiche che così facendo dimezzano la loro resistenza “operativa) con prelievi di potenza maggiori tendono a generare vapore più caldo.

Ad esempio, la stessa testina con lo stesso valore di resistenza dello stesso produttore, la 1.8 ohm di Kanger, in versione monobobina (che equipaggia i Protank 1 e 2) è una testina che genera vapore freddo, eccellente per lo svapo di mentolati e fruttati) mentre la versione dual coil (stesso valore di resistenza) genera vapore più caldo, più adatto di tabaccosi e cioccolatosi.

E, per ultimare, la nozione di “vapore caldo“ e “vapore freddo”.

Tipicamente per la maggior parte degli aromi (fruttati, aromatici e mentolati) la resa aromatica migliore si ha a vapori più freschi, mentre svaparli a temperature alte falsa molto gli aromi.

Discorso inverso per i gusti “grossi”, tabacchi e aromi cioccolatosi.

Quindi, sub Ohm vuol dire utilizzare testine con valori di resistenza più bassa per avere una elevata produzione di vapore anche a voltaggi relativamente ridotti, voltaggi bassi che restituiscono una resa aromatica ancor più nitida e carica.

Resa aromatica elevata, elevata produzione di vapore.

La produzione di vapore è una conseguenza, non il vero fine del sub Ohm che per sua natura è tutto incentrato sull’aroma.

Lo “sparo di vapore” è patrimonio del cloud chasing, branca dello svapo che fa della generazione di grossi volumi di vapore spesso occasione di competizione (anche a livelli professionali) che va attuato con apparati sicuri e competenze tecniche adeguate


Altra nota particolare del sub Ohm, il maggiore “colpo in gola” svapando i normali liquidi con la normale nicotina utilizzata con apparati normali.

Si consiglia una riduzione dei dosaggi, sia di nicotina (è facile rischiare cefalee e capogiri a svapare nicotine anche dai 6 mg/ml in su) che di aroma (alcuni gusti ottimi su atomizzatori normali riescono sgradevolmente troppo forti).

Quindi, meglio nicotina a 0.

Motivo per cui è buona prassi prendere il nostro liquido preferito nello svapo e diluirlo al 50% addittivando, preferibilmente, con glicerina.

Di tutti gli additivi possibili la glicerina ha parecchi vantaggi: l’acqua (in misura superiore a un 10%) “strozza” lo svapo, generando condensa in maniera abnorme e spesso rendendo impossibile la vaporizzazione della testina, mentre addittivare glicole è sgradevole, sia per il suo gusto acre, sia perché lo svapo di glicole in quantità superiori al 50% del volume totale può essere irritante per la gola.

Altra cosa da segnalare, la glicerina oltre che “addolcire” come aroma aumenta la “vaporosità” del liquido.

Ultima nota sul sub Ohm, il “tiro”: per poter apprezzare appieno la resa aromatica e l’hit della svapata in sub Ohm sarebbe raccomandabile il famoso “tiro filippino”, ovvero il tiro di polmone da 4/5 secondi, non per la generazione della nuvola di vapore ma per l’effetto “immersione”, visto che farlo con un mentolo puro da i brividi...

L’alimentazione degli apparati per sub Ohm

Una bassa resistenza indica una bassa opposizione rispetto ad un erogazione elettrica, quella necessaria al funzionamento della stessa.

Come tale, mentre le resistenze alte non creano mai problemi di alimentazione (i primi phantom e CE4 montavano resistenze da 2.0 ohm o più e venivano alimentate con ridicole batterie eGo), quelle basse impongono problemi di utilizzo più elevati.

Analisi di partenza: per valutare un’erogazione di potenza si parte dal cedente l’energia, la batteria.

Le batterie normali hanno erogazioni massime dichiarate di 20 ampere, erogazioni adatte per alimentare testine di tipo normale e non apparati a grosso assorbimento energetico quali le testine a bassa/bassissima resistenza dei nostri apparati sub Ohm.

L’assorbimento eccessivo di energia destabilizza le celle che compongono le batterie (creando un sovraccarico con effetti identici a quello causato dalla sovralimentazione) con effetti gravi, dalla riduzione della durata “di vita” della batteria, il suo rigonfiamento e fino alla sua autocombustione.

Motivo per cui per questi usi è opportuno utilizzare batterie apposite dichiarate con erogazioni più alte (30 o 35 ampere).

Non erogheranno quel valore, tipicamente i produttori “gonfiano il petto” indicando valori che, nell’utilizzo effettivo, erogano non più di un 60/70% dell’indicato, valore comunque vicino al richiesto dai produttori di box (20 ampere, tipicamente) per poter alimentare i loro dispositivi in sub Ohm.

E soprattutto sono batterie studiate per il prelievo di quel tipo di potenza, che non subiscono danni ne shock in quel tipo di utilizzo.

Altro problema causato dalle batterie con capacità di scarica bassa, è l’erogazione “asfittica”: premendo il pulsante, solo dopo secondi si interrompe l’erogazione della corrente perché la batteria ha esaurito la sua (troppo bassa) capacità di scarica.

Ovvio, tanto prelievo in potenza, durata inferiore della carica della batteria, visto che con lo stesso apparato utilizzato con un Atlantis la durata di carica efficiente è almeno un 530% inferiore rispetto all’utilizzo con un apparato sopra ohm.

Capito con quale batteria, bisogna capire con quale dispositivo posso fare sub Ohm.

In molti dicono “si può fare sub Ohm con big battery meccanici”, e tutto sommato non è sbagliato.

L’unico problema (soprattutto sui cloni) è la costruzione approssimativa, che se non crea problemi in un utilizzo normale con prelievi di potenza moderati ne crea molti di più in caso di prelievi di potenza elevata (surriscaldamento del pulsante di attivazione, del corpo del BB e del pin 510, segno evidente di dispersione energetica e potenziale generazione di sovraccarichi o cortocircuiti) nonché il far transitare amperaggi in scarica troppo elevati per l’apparato che si sta utilizzando.

Motivo per cui, dovendolo fare sarebbe opportuno fare sub Ohm con circuiti dotati di protezioni (i c.d. “meccanici ibridi”, concezione mutuata dalle boxmod meccaniche).

Un esempio di questo tipo di apparato è il CF Mod prodotto da Aspire per l’uso col suo Atlantis: big battery meccanico dotato di pulsante (oltre che di attivazione) con funzione di spegnimento con 5 click, adatta nel caso si lasci l’apparato inutilizzato per un certo periodo di tempo con la sicurezza che lo stesso non viene alimentato con rischio di dispersioni, corpo in fibra di carbonio (meno a rischi dispersione rispetto a un corpo metallico), protezione contro la scarica eccessiva di batteria e l‘inversione di polarità.

Oppure, le recenti box dotate di funzione bypass che se da un lato non stabilizza il voltaggio mantiene attive tute le protezioni elettroniche da cortocircuito e sovrascarica.

Fare sub Ohm con apparati non protetti e non regolati è possibile anche se molto rischioso. In più si consiglia sempre di montare su BB meccanici batterie protette, che surroghino loro al controllo di sovraccarichi in uscita non avendo tale protezione l’apparato in cui vengono utilizzate, e spesso tale protezione si attiva a livelli troppo bassi per avere un’alimentazione efficiente di un apparato sub Ohm.

Big Battery elettronici? Qui incominciano i problemi, e pure grossi.

Anche se il big battery elettronico è dotato di ogni protezione immaginabile (basta pensare a prodotti come il Dicodes Dani o il Provari), il sub Ohm su apparati commerciali è roba recente (il primo dispositivo commerciale a permetterlo fu l’Atlantis di Aspire messo in vendita il 16 novembre 2014) e non tutti i BB elettronici ne sono predisposti per l’uso.

Perché? Tra le varie protezioni di cui sono dotati vi è anche quella contro cortocircuiti delle testine e degli atomizzatori, per evitare danni indotti all’apparato.

I vecchi dispositivi, in maniera molto semplificativa effettuavano questo test in maniera “induttiva”: leggendo la resistenza della testina e se rilevavano valori troppo bassi, segnalavano cortocircuito (“shorted”) o apparato difettoso (“check atomizer” o “atomizer low”).

E, sui vecchi dispositivi, tale controllo era tarato a 1.2 ohm (dispositivi più vecchi) o 1.0 (dispositivi meno recenti progettati ante-sub Ohm), e di conseguenza il nostro Atlantis perfetto e funzionante, essendo equipaggiato con testine da 0.5 ohm manderebbe in blocco l’apparato rendendolo inutilizzabile.

Il Big Battery elettronico è un dispositivo ritenuto sorpassato, tant’è che non ne sono più stati progettati di nuovi e aggiornati (anche il “top”, il Provari 3 di Provape esce bloccato a 0.7 ohm, rendendolo non utilizzabile con dispositivi sub Ohm mediamente da 0.5 ohm) e ormai di dispositivi di quel tipo utilizzabili sono ormai pochissimi sul mercato.

L’apparato migliore per utilizzare il sub Ohm è pertanto la box, formato di batteria che sta andando per la maggiore di questo periodo.

Escludendo apparati come la Eleaf iStick 20 watt, chiaramente non predisposti per quest’uso (e che vanno in blocco anche loro per resistenze inferiori a 1.0 ohm), anche in questo caso si aprono alcune possibilità:

Utilizzo con apparati sub Ohm con resistenze da 1.0 e fino a 0.5 ohm: in questo caso tutte le box possono essere utilizzate visto che anche una vecchia e “modesta” Cloupor DNA30 è in grado di alimentare apparati sub Ohm con quel valore di resistenza.

Utilizzo con apparati sub Ohm con resistenze inferiori a 0.5 ohm: la situazione in questo caso è più complessa visto che NON tutte le box sono abilitate all’utilizzo di resistenze di valori così bassi.


Altro tipo di problema, nel caso di resistenze molto basse (0.2/0.3 ohm), è opportuno valutare bene due cose:

– una box normale che eroghi 3.6 volt di minimo E CHE SIA ABILITATA ALL’UTILIZZO DI TESTINE DA 0.2 OHM genera in funzionamento un wattaggio pari a 64.8 watt, valore non propriamente alla portata di tutte le batterie, e testine di quel tipo a certi voltaggi (che normalmente con apparati sub Ohm da 0.5 ohm hanno già una resa ottima mentre con atomizzatori normali forse non vaporizzano nemmeno sufficientemente) producono un vapore caldissimo e quasi insvapabile, oltre che rischiare di danneggiare la testina stessa > motivo per cui, se si vogliono utilizzare dispositivi di questo tipo occorre utilizzare box dotate di funzione stepdown (possibilità di erogare voltaggi bassissimi, anche fino a soli 2 volt) per poter godere in maniera dignitosa di tale posibilità, e in questo caso le box dotate di circuito TC (a parte la IPV d2) supportano questo tipo di modalità anche con build con cavi tradizionali.

– Altro tipo di problema, è sapere con quale materiale è fatta la bobina della testina.

Se fosse una bobinatura in kanthal, nessun problema, occorre solo erogare un voltaggio non troppo elevato che possa generare vaporizzazione troppo calda (fastidiosa e non propriamente salubre da inalare) mentre se la bobinatura fosse in nichel200 è un materiale che va gestito, perché ha una propensione ad alzare la resistenza proporzionalmente alle temperature di esercizio e di conseguenza rischiamo di mettere fuori uso più facilmente la coil, oltre che inalare vapore a temperature troppo elevate e probabilmente con sostanze tossiche risultanti dal degrado ad alte temperature del glicerolo.

In questo caso diviene obbligatorio (per motivi di sicurezza d’uso) l’utilizzo sulle box di circuiti di controllo dotati di protezione apposita e controllo della temperatura.


Conclusioni

Oggi comprare apparati sub Ohm è la moda del momento e tutti vogliono fare gli “sparoni di vapore”, moda in voga in questo momento.

E sicuramente i bassi prezzi raggiunti dall’hardware (che rendono certi dispositivi accessibili a tutti) uniti ad una certa frettolosità dei principianti nel bruciare le tappe (una volta c’era meno fretta e più voglia prima di fare esperienza e poi di provare).

E’ un tipo di svapo molto appagante in termini di resa aromatica, ma presenta alcune criticità d’uso abbastanza complesse.

Occorre, per partire, avere un minimo di dimestichezza con voltaggi, wattaggi e legge di Ohm (per evitare di impostare valori a caso, col rischio di rovinare l’atomizzatore o di farsi male) e avere cura di leggere bene le specifiche tecniche delle box o degli apparati che si intende utilizzare, per evitare di acquistare prodotti inutilizzabili o non abbinabili,



Andare su valori estremi (0.2 ohm) diventa molto complesso: non tutte le box le supportano, non tutte le box sono in grado di gestirle e nel caso si utilizzino dispositivi particolari (es. testine al nichel) occorrono dispositivi di controllo solo disponibili su alcune box di prezzo abbastanza alto.

Il sub Ohm è una maniera di svapare molto piacevole, in cui gli aromi hanno rese impensabili con apparati normali.

Però il sub Ohm va fatto bene, con cognizione di causa e in maniera meticolosa. Perché nel farlo male è facile procurare danni ai dispositivi usati e, nelle situazioni peggiori, anche alla propria incolumità personale.




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